Distrazioni. Nota di Anna Maria Curci

 Posare lo sguardo su ciò che si allontana – per «sorte e oltre» – dal centro trionfante di vezzi e lodi, profusi e consumati in vorace transitorietà gli uni e le altre; lambire, poi attraversare, accarezzare perfino, il margine, la periferia, la diramazione, dall’orlo esposto all’erosione fino al rischio dell’evanescenza; cercare il proprio canto nel confine incerto, nel trascolorare da tono a tono, nel trascorrere quasi impercettibile di stato e di parvenza: da questi moti, da queste scelte scaturiscono le Distrazioni di Cristina Polli.

L’esercizio dello sguardo e la modulazione della voce si estendono e si avventurano, per “affinità elettiva” e, torno a sottolineare, per scelta, in virtù di una decisione programmatica, in regioni insieme consuete e inesplorate, quotidiane e remote, con un ardire non proclamato, ma praticato. Se l’io lirico si lascia attraversare dalla «bellezza muta» di ciò che si manifesta alla percezione, esso è ben consapevole, d’altro canto, della «ripetizione» incessante del tormento, dell’essere corrosi, erosi, dilaniati.

Osservazione  e riflessione sull’esistenza coesistono e, nutrendosi e animandosi con reciprocità che si sviluppa e si rinnova, danno vita a quadri-componimenti, momenti e parti di un mosaico visivo, sonoro, vivido e vibrante di simboli.

L’attesa, l’attenzione, la meditazione sono doti che, ricevute all’inizio del viaggio nell’esistenza, vanno coltivate con cura.

Si percepisce in ogni testo della raccolta una chiara etica dello stare al mondo, come creatura e come coscienza, dinanzi e dentro alle epifanie...

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