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Cristina Polli

19 luglio 2017

martedì 8 aprile 2014

La trama del presente

"La speranza non è la convinzione che qualcosa possa riuscire bene
ma la certezza che qualcosa abbia senso, indipendentemente dalla sua riuscita"
Vaclav Havel

LA TELA

Lavoro il filo
per la necessità di abitare il mio corpo
in un punto interior
da cui tessere un ordine preciso:

espressione organica
poema camminabile
trappola per chi non sa leggere

l'origine e l'orizzonte del segno.

Anna Maria Farabbi, La tela di Penelope, LietoColle, 2003 

Stare nel presente come in un luogo privilegiato, scoprirne le possibilità e le variazioni insite nel suo tempo e nel suo luogo. Il presente è un incontro di ricordi e di speranze, in esso allacciamo i legami con la narrazione del nostro esistere e ci riconosciamo delle qualità come approdi a cui siamo giunti dopo una navigazione.

Siamo al tempo stesso attori e narratori. È nel presente che siamo e agiamo:  la nostra azione avrà compimento nel futuro, ma è nel presente che la svolgiamo.  Agiamo con la speranza che ciò che facciamo abbia un significato che porti linfa alla nostra dignità . Esprimerci come essere umani è la massima dignità della nostra narrazione.  

Nella scena del presente fluisce uno sguardo sacro, sacro perché vede le cose così come sono, nella loro realtà germinale, scevra dalle proiezioni della debolezza umana. Ogni cosa in sé, per quanto piccola, è grandiosa perché è un piccolo punto da cui si irradia lo sguardo sull’universo. È nel presente che vediamo contemporaneamente la possibilità e l’essenza. La metamorfosi delle nuvole, la linfa che scorre nelle nervature della foglia, la polvere della strada sulle impronte delle ruote, parlano di incontri tra la terra e il cielo: ogni cosa nel presente ha la sua luce e lascia i suoi riverberi nello sguardo.

Neanche l’assenza si allontana dal convegno: è nelle speranze che non abbiamo detto, nei ricordi su cui non ci soffermiamo, nelle parole nascoste al pensiero, negli sguardi che non abbiamo agito, nelle linee che non abbiamo seguito, nell’unione di ciò che siamo e che non siamo.

Nessuna figura mi sembra esprimere il presente in modo più emblematico di Penelope e nessun simbolo mi sembra più fecondo della sua tela.  Penelope vive i suoi giorni nell’assenza di Ulisse e nel desiderio di un compimento; ella ricorda e spera.  La sposa di Ulisse non resta inattiva, ma tesse possibilità: nella trama e nell’ordito della sua tela la regina di Itaca intreccia la sua dignità e narra la sua storia. Ella tesse intorno a sé il suo luogo privilegiato, il luogo della sua intangibilità, della realtà presente del suo amore. Lo sguardo che posa su ciò che la circonda inscrive in se stesso il ritorno di Ulisse.  

Cristina Polli



Ringrazio filosofipercaso per la scelta dell'immagine

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