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domenica 23 aprile 2017

L'incedere dell'ora



Bianco chiarore
D’esili infiorescenze
Riverbera sul viale
Il declinare del giorno
Più dolce e oscura mi attende
La sera a respirarmi questa luce
Prendermi per mano e rivelarmi
L’incedere dell’ora.



 Tamerice in fiore -Ph. Alfredo Mampieri





venerdì 8 luglio 2016

Come in accordo


Come in accordo si leva

l'armonia trasparente dei calici

ordinati da una mano sulla tavola,

modula un suono in ascensione

al fruscio di là dalla finestra

--- e io divento un desiderio d'essere

ciascuno di quei mille riverberi di foglie

in una trinità di vento e luce ---






Hiroshige Utugawa - da "Cento famose vedute di Edo - Il ponte Yatsumi no hashi"





mercoledì 30 marzo 2016

Vendetta

Sul terrazzino assolato e stretto
Leggevo intenta versi di Gozzano
E intrecciavo il glicine odoroso
Della dimora cantata nei sonetti
A trilli e gorgheggi dispiegati
Tra gli aranci carichi di frutti,
I rampicanti e le mura antiche.
Nei versi e nei suoni volevo
La feritoia che azzurra il paesaggio
E mi consola da rovinio e disprezzo
Dalla pretesa di un nuovo senza cura
Affastellato di antenne,
Di acciaio anodizzato.
Che vento e seme scovino una crepa  
-un interstizio-
E ricoprano l’opera meschina
Di passiflora pietosa a ricadervi  
Da pietre millenarie in verdi tralci
E di grappoli di glicine violetti
Inebrianti di gioiosa incuria
Ad avvinghiare l’impietoso scempio
Della Storia defraudata di strade
E umori antichi
Di voci nei cortili
E stanchezza dai campi
Del senso di sacro che attraversava il giorno
Arrossando il declinare tra riverberi di luce.
Vorrei sognare un romitaggio dolce,
Dolce m’inebria la verde vendetta.


Particolare di basamento in opera quadrata - Foto di Cristina Polli




mercoledì 23 aprile 2014

A un Amore

  
L’ora si svolge e spiega
Un filo da funambolo
Teso su un vuoto da vertigine
Fino a chiome d’alberi  piegate
Per approssimarsi d’inquietudine
Percorso di fremiti di un tacer
Sublime e incontri tra le dita
Equilibri sulla polvere d’oro
Offerta da riverberi divini. 
  

 
 Cristina Bove - Sul filo



martedì 8 aprile 2014

La trama del presente

"La speranza non è la convinzione che qualcosa possa riuscire bene
ma la certezza che qualcosa abbia senso, indipendentemente dalla sua riuscita"
Vaclav Havel

LA TELA

Lavoro il filo
per la necessità di abitare il mio corpo
in un punto interior
da cui tessere un ordine preciso:

espressione organica
poema camminabile
trappola per chi non sa leggere

l'origine e l'orizzonte del segno.

Anna Maria Farabbi, La tela di Penelope, LietoColle, 2003 

Stare nel presente come in un luogo privilegiato, scoprirne le possibilità e le variazioni insite nel suo tempo e nel suo luogo. Il presente è un incontro di ricordi e di speranze, in esso allacciamo i legami con la narrazione del nostro esistere e ci riconosciamo delle qualità come approdi a cui siamo giunti dopo una navigazione.

Siamo al tempo stesso attori e narratori. È nel presente che siamo e agiamo:  la nostra azione avrà compimento nel futuro, ma è nel presente che la svolgiamo.  Agiamo con la speranza che ciò che facciamo abbia un significato che porti linfa alla nostra dignità . Esprimerci come essere umani è la massima dignità della nostra narrazione.  

Nella scena del presente fluisce uno sguardo sacro, sacro perché vede le cose così come sono, nella loro realtà germinale, scevra dalle proiezioni della debolezza umana. Ogni cosa in sé, per quanto piccola, è grandiosa perché è un piccolo punto da cui si irradia lo sguardo sull’universo. È nel presente che vediamo contemporaneamente la possibilità e l’essenza. La metamorfosi delle nuvole, la linfa che scorre nelle nervature della foglia, la polvere della strada sulle impronte delle ruote, parlano di incontri tra la terra e il cielo: ogni cosa nel presente ha la sua luce e lascia i suoi riverberi nello sguardo.

Neanche l’assenza si allontana dal convegno: è nelle speranze che non abbiamo detto, nei ricordi su cui non ci soffermiamo, nelle parole nascoste al pensiero, negli sguardi che non abbiamo agito, nelle linee che non abbiamo seguito, nell’unione di ciò che siamo e che non siamo.

Nessuna figura mi sembra esprimere il presente in modo più emblematico di Penelope e nessun simbolo mi sembra più fecondo della sua tela.  Penelope vive i suoi giorni nell’assenza di Ulisse e nel desiderio di un compimento; ella ricorda e spera.  La sposa di Ulisse non resta inattiva, ma tesse possibilità: nella trama e nell’ordito della sua tela la regina di Itaca intreccia la sua dignità e narra la sua storia. Ella tesse intorno a sé il suo luogo privilegiato, il luogo della sua intangibilità, della realtà presente del suo amore. Lo sguardo che posa su ciò che la circonda inscrive in se stesso il ritorno di Ulisse.  

Cristina Polli



Ringrazio filosofipercaso per la scelta dell'immagine