lunedì 27 gennaio 2014

Di haiku e doni

Ieri sono stata all’Istituto Giapponese di Cultura per la "Serata haiku".  È stato un evento bello e interessante in cui si respiravano sobrietà, disponibilità all’incontro tra culture e la proverbiale gentilezza giapponese che, nell’occasione, si è manifestata rispettosa ma senza fronzoli.  
So molto poco della cultura e del modo di vivere dei giapponesi, anche di quello che si portano dietro quando vivono da noi, sono andata incuriosita dal tema: le haiku.

Anche delle haiku non so molto e per questo chi volesse accedere ad informazioni introduttive può consultare wikipedia , chi, invece, non si accontenta   potrà dare uno sguardo al manifesto della poesia haiku in lingua italiana e magari da qui decidere di approfondire le sue conoscenze, o magari intraprendere suo percorso personale in questa forma di arte poetica.   

Chi mi segue in questo blog avrà visto che capita anche a me di scrivere haiku. In realtà non so se rispettino le regole di questa forma poetica e se possano quindi essere considerati haiku a tutti gli effetti, però è vero che mi capita di scrivere haiku:  si verifica, cioè,  il caso che concentrazione e contemplazione si uniscano alla concretezza delle sensazioni e  tutto si cristallizzi in tre versi che purificano il presente e lo trasformano nel dono di un’ haiku. Le haiku non hanno titolo, ma, tra quelle che ho scritto finora, una fa eccezione: "Presenza dell'angelo".  Più di altre considero questa haiku un dono passato per le mie mani. 

Opera di Keinen Imao (1845-1923)


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