Scende sulle strade l’immanenza del tempo
noi distratti negli abitacoli delle auto
ci figuriamo una destinazione
l’erba incolta vive devota
il suo assoluto
abbandonate al sole
le bianche infiorescenze
e gli steli inariditi.
Foto mia
C’è sempre una quarta dimensione, è quella che si guadagna cambiando punto di vista, disponendosi all’ascolto, al dialogo, de-centrandosi e accettando l’avventura della de-stabilizzazione. Accedervi significa valicare frontiere e attraversare nuovi territori con mente, cuore ed esperienza. In questo blog si parla di poesia, letteratura, filosofia, arte: tutte le forme in cui l’essere umano esprime la capacità di simboleggiare l’esperienza, crearla e darle ulteriori significati.
Scende sulle strade l’immanenza del tempo
noi distratti negli abitacoli delle auto
ci figuriamo una destinazione
l’erba incolta vive devota
il suo assoluto
abbandonate al sole
le bianche infiorescenze
e gli steli inariditi.
Foto mia
Un bosco di conte era la lingua
la casa un galoppo di sillabe
non insegnamento ma sapienza
corpo d’accenti nelle mura antiche.
Foto mia
Nella casa dimenticata
germinammo al buio
viticci le voci
risalivano la madre
eravamo non
eravamo
altro
immagine che non ha specchio
piega d'incompiuto.
Dopo la corsa
cerchiamo i fiori
petali di lillà
per specchiare gli occhi
e i volti ridenti.
Il profumo dell’ora
nell’involto di carta
nell’annuncio del dono.
come una coppa ornata con perizia
nel preciso alternarsi delle gemme
si apre composta la conca dei rami
in dimessa grazia verdeacerba.
I rami irraggiati
dall’albero spoglio
sono un sole in attesa
del diradarsi delle nuvole.
Appaiono sulla terra silente
costellazioni di bambini:
deve arrivare una fioritura.
Saranno fiori bianchi di mandorlo
sulla strada che mi portava a scuola.
Mi chiama il silenzio del vento
bianchi rami smossi
e scosse d’abbandono le foglie grigioverdi
un altrove messo a segno
da un vetro d’imposta.
Ogata Gekkō, Luna piena e fiori autunnali presso un ruscello, c.1895