Un nuovo spazio sul blog.

Un nuovo spazio sul mio blog: “Le parole dell’Altro. Spazio per scritti di altri autori”, lo trovate nella barra laterale destra. Dei contenuti e della loro presentazione sono responsabili gli autori. Inviatemi, se volete, un testo, o un link, e un’immagine: l’indirizzo mail è in alto a destra. Nella scelta dell’immagine, dalla quale si linka allo scritto, vi chiedo di avere l'accortezza di considerare che il blog è uno spazio pubblico. Come amministratore mi riservo di pubblicare solo ciò che ritengo idoneo agli ambiti e alle caratteristiche del blog.

Cristina Polli

19 luglio 2017

giovedì 3 ottobre 2013

Stanchezze brucianti

Con il paragrafo che segue, reso leggibile come estratto, continua il discorso sulla stanchezza avviato con la pubblicazione di Sisifo e proseguito con Sisifo e noi . Come detto, chi volesse leggere per intero il mio scritto lo trova sul blog di filosofi per caso  che ringrazio per la pubblicazione.

Incandescenze e corto circuiti.

[...] Byung-Chul Han, adottando il paradigma neuronale per spiegare le disfunzioni della società odierna, ci definisce La società della stanchezza[1]. Le stanchezze nervose, i corto circuiti mentali ed emotivi, marcano l’odierna condizione umana.
Che il paradigma usato da Byung-Chul Han renda conto di un cambiamento epocale ce ne avvediamo ritornando a leggere Handke. L’autore austriaco esprime il suo biasimo per coloro che procedono eternamente arzilli e per la loro progenie, “… i quali stanno già provvedendo a addestrare a pattuglie d’esplorazione anche i nipoti…”[2] . A costoro manca la stanchezza che accomuna chi condivide le fatiche e i frutti di un lavoro utile, del  lavoro manuale e ben coordinato dei contadini durante la trebbiatura, o delle squadre di carpentieri che costruiscono tetti.
È facile associare gli “inveterati (sic) criminali” agli yuppies  e alle schiere dei loro discepoli, ma gli eccessi a cui si sono, dapprima volontariamente e poi forzosamente, sottoposti hanno cambiato la polarizzazione della loro condizione socio- lavorativa, se non quella della percezione del sé. Situati all’incrocio tra aspirazioni edonistiche e  distorsioni dell’imperativo kantiano, costoro hanno iniziato procedendo solerti e zelanti verso l’incremento della produzione e la loro incandescente soddisfazione, ma hanno finito per andare incontro al corto circuito, che deflagra in un istante le fiamme in cui bruciano le loro facoltà intellettive ed emotive da lungo tempo arroventate. Il rischio è diventare prede di apatie derivate da una stanchezza indicibile, apatie che devono essere taciute pena la stigmatizzazione sociale e l’attacco di altri predatori.

Van Gogh - Il meriggio
Arvo Pärt - Tabula rasa




[1] Byung-Chul Han, La società della stanchezza, Nottetempo, 2012
[2] Op. cit. pag. 22

Nessun commento:

Posta un commento