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giovedì 2 novembre 2017

Casa di pane



Voltata di voci e di luci
è la mia casa di pane
e sguardi sui tramonti,
guscio svuotato di corse
e scalpiccii.
Dietro la porta chiusa
resta una me bambina.



Paul Klee - Fish magic


 

mercoledì 30 agosto 2017

La bambina trasparente



Nessuno sente la bambina trasparente
Nessuno salva la bambina trasparente
La bambina trasparente si perde nei suoi sogni
E forse in sogno arriverà una nuvola bianca
Luce muta che l’accompagna e la nasconde
Latte di luce che disseta dall'arsura che incatena
Gli occhi, la mano, il cuore.



 Claude Monet - Ninfee, 1915



mercoledì 7 giugno 2017

Bambini




Tagli convulsamente
il disegno
della compagna
– la bambina dice
che te la farà pagare.
Ha le lacrime agli occhi/ La tua mano non ha tregua
/La tua testa è sul gesto
- Puoi prestarmi le forbici?
- Cosa facciamo a pezzi?





  

Paul Klee - Dopo l'alluvione, 1936




mercoledì 31 maggio 2017

Parole




Le parole ci circondano, si dispongono come tessuti che ci confortano o ci irritano la pelle, come abiti da indossare, che ci nascondono, o lasciano trasparire la nostra essenza.
Si legano le une alle altre, a volte a capriccio, a volte con un motivo, un richiamo, l’analogia di un suono, di un colore: una bambina si allontana dalle parole con cui ripenso alla mia giornata a scuola inseguendo un palloncino bianco e io la lascio andare perché la so felice. Oppure il riflesso rosso del tramonto sui tronchi degli alberi chiede una parola che tocchi  quella luce, una parola che possegga il lieve incanto che accarezza le cortecce.
Dentro di noi ci sono le parole degli altri, le parole per gli altri, quelle con cui si fanno presenti, vivono in noi, al di là della condivisione dei gesti quotidiani: sono le parole con cui riduciamo le distanze e saniamo i dissapori, quelle che con cui creiamo il dialogo che ci unisce e getta luce su nuove prospettive.
Vogliamo collocare le parole nelle griglie dei ragionamenti, seguire un filo logico, ma esse spesso si ribellano e prendono sentieri imprevisti, dove noi ci riveliamo più veri. Abbiamo in noi parole di attesa e parole che lanciano reti di aspettative a pelo dell’acqua, reti in cui noi stessi ci impigliamo.
Abbiamo anche parole per costruire, parole che amalgamiamo come malta per tirare su muri. Muri che sorreggono ripari, o significano esclusione. Perché  le parole hanno spazi tra loro che ci lasciano inquieti e che tendiamo a riempire con altre che troviamo intorno a noi,  espressioni spesso inutili, urlate e caricate di un’enfasi volgare, che fortunatamente possiamo allontanare dai nostri discorsi per scegliere parole sobrie, aderenti alla cura del nostro pensiero e della vicinanza con l’altro.
Perciò anche se è facile correre il rischio di trovarsi chiusi tra questi muri, perché ci arriva sempre nuovo materiale per costruirli, talmente tanto che continuare a innalzarli sembra l’unica cosa che si possa fare, questo rischio può essere sventato da  piccoli gesti che ci rendono nuovamente presente la possibilità di vivere attraverso il nostro sguardo e di volgere il capo ad un suono lontano che ci dona la libertà di seguire il bianco disfarsi delle nuvole.


 


 Mare, trasparenze e riflessi - foto di Cristina Polli.