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domenica 15 febbraio 2015

Anche la sera è un inizio...

Tardi ci ha incontrato la sera

Tardi ci ha incontrato la sera
Gravati di vita trascorsa
Di là dai pensieri più veri
Dai rovi dei nostri sentieri
Ci ha dato paesaggi di gesti
E parole in cui risiedere .
Tardi ci incontra la sera
A  guardare la luna mentre fumi
O nubi placate che vestono   
Trasognati silenzi d’amore. 
  

La settimana dell'amore, una iniziativa del blog La presenza di Erato , è finita ieri. Abbiamo attraversato la letteratura italiana  nei secoli e condiviso le nostre poesie nate da varie ispirazioni, dai nostri vari mondi. 
Per quanto il tema possa essere scivoloso e possa richiamare scherno e parodia che spesso traducono imbarazzi e paure, per quanto possa attrarre la densità del vuoto, la parola della negazione, il sentimento dell’odio, vale sempre la pena, a mio parere, “ragionar d’amore”. Ed è l’amore stesso, nelle sue varie forme che ha il potere di prenderci per incantamento, di trasformare l’esperienza del vivere e del sentire, di donarci una nuova e più profonda intelligenza.
Lasciarsi prendere è un atto di coraggio e di resistenza: non cedere all’indegnità del male, del brutto, dell’ovvio. E c’è sempre un momento per iniziare, anzi, il più delle volte accade che, inavvertitamente, senza forme preconfezionate, l’inizio sia già una storia che cerca spazio per nuovi riti.
Rimando qui a uno scritto apparso tempo fa su filosofi per caso che è stato per me di grande significato perché in esso ho registrato la mia emancipazione da una quotidianità asfittica che produceva solo nuovi incasellamenti. La spinta per distaccarmene è arrivata congiuntamente dalla lettura e da una ricerca di congiunzione tra il vivere e il sentire. Dedico questo scritto a chiunque abbia voglia di un nuovo inizio e a me che continuo,  in grazia d’amore, a iniziare ogni giorno. 


Cayetano de Aruer Buigas



martedì 17 giugno 2014

Slegato dal procedere del tempo

Inizio oggi a pubblicare sul mio blog uno scritto che è apparso domenica scorsa, 15 giugno su filosofi per caso. Qui e ora mi pare importante riprendere la figura del divenire come scorrere di una corrente che è variata da una molteplicità di cose, ad alcune delle quali concorriamo noi stessi, e l'immagine dell'identità che si forma in questo fluire incostante e di cui spesso diventiamo consapevoli nei momenti meno trasparenti. Il momento in cui l'identità ci si fa presente è sempre un inizio per rinnovare noi stessi e per dare origine al nuovo. Dovremmo pensare che questa facoltà non appartiene a noi in via esclusiva, ma anche all'Altro. Per tutti è un momento slegato dal procedere del tempo, un momento che, pur contenendo in sé i legami di causa - effetto, si verifica solo con il crisma del prodigio, ed è lo spazio di questo prodigio che dobbiamo creare in primo luogo. 



Come pietre e ghiaia nel letto di un torrente,  il caso, le scelte, la progettualità,  variano il corso del nostro divenire: tratti in cui l’acqua scorre limpida, a volte calma, altre impetuosa per il contrasto con i massi, altre ancora vorticando in mulinelli che ne trattengono il fluire. Non siamo mai uguali a ciò che eravamo:   siamo permeabili al sogno, al ricordo e all’attesa.  
Nel fluire della nostro personale racconto, ci capita di bagnarci in acque agitate in cui si rispecchia   l’immagine che reca in sé il nostro significare e si riverbera in giochi di luce ed ombra la forma incompiuta della nostra creazione. Nel momento in cui ci incontriamo soggetti della  narrazione, dell’espressione, non solo scritta, che supera,  trascende e non misconosce il quotidiano, creiamo noi stessi. Sullo sfondo scorgiamo reti di relazioni su cui si staglia il momento del nostro inizio. Sempre ripetibile, costantemente rinnovabile, slegato dal procedere del tempo, l’inizio è facoltà in cui ci rinnoviamo e diamo origine al nuovo che ci rigenera, alla diversità che segue l’affrancamento dal consueto[1].




[1] Agostino di Ippona parla di “capacità di inizio” trattando del libero arbitrio e Hannah Arendt, interprete del pensiero di Agostino, elabora per esso la categoria della natalità. Per quanto riguarda la narrazione come riconoscimento del sé, credo che si possa parlare di inizio in vari punti cruciali, non solo nell’incipit. 


Benjamin Britten - Four Sea Interludes from "Peter Grimes"