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Cristina Polli

19 luglio 2017

lunedì 13 luglio 2015

Istantanee della vita di una donna


Mi telefona verso le dieci meno un quarto. Passo il dito sul touch screen pensando che stia per comunicarmi qualche difficoltà, ma la prima cosa che mi dice è che è sull’autobus che la porterà da me. Da quando è finito il lavoro a progetto in cui era impiegata come mediatrice culturale, le difficoltà economiche che punteggiano la sua vita si sono acuite. Arriva, prendiamo un caffè e mangiamo qualche biscotto al cioccolato. “La povertà ha tanti risvolti”, dice guardando fuori dalla finestra.
È sempre arguta, di intelligenza solida e carattere indomito.  Anche in questo incontro mi racconta particolari della sua vita e del suo mondo che finiscono per creare un territorio comune di conoscenze variamente raggiunte, lei col suo vissuto, io dalla sua narrazione. Io posso solo immaginare, ma nell’ascolto vivo empaticamente la sua esperienza. Il mese di Luglio è legato al ricordo dell’abbandono del suo Paese. Mi rivela le ragioni per cui ha scelto quel preciso giorno per imbarcarsi.
Poco dopo la metà del mese cadrà l’anniversario di questo evento che costituisce tutt’ora uno spartiacque della sua vita. Debbo riferirmi al presente accennando a questa frattura perché stereotipi e pregiudizi diffusi ed evidenti, usati per catalogare gli altri, continuano ad ostacolare una piena integrazione, e questo accade anche quando l’interlocutore è, per mentalità e formazione, in grado di essere a pieno titolo parte attiva della società ed effettivamente lo è. Ma chi, proveniendo da un altro Paese, dove magari è stato educato con saldi principi morali e ha vissuto il miraggio di un’Italia patria di cultura e civiltà, ambirebbe ad integrarsi con la realtà moralmente e culturalmente deprivata che gli si presenta davanti ora? C’è una scelta da compiere, ci sono scelte di cui l’altro diventa emblema che oggettiva quello che rischia di apparirci normale e di cui, a causa della consuetudine e della comunicazione che fossilizza le responsabilità, non cogliamo più i segni dell’opera umana, e quindi la possibilità del cambiamento.
Ogni anno a luglio lei  ricorda questa frattura insanata, il dolore dell’abbandono, l’accoglienza, le prime speranze nel nuovo Paese che ha sempre considerato sua patria, alla stregua dell’altra, grazie a due nonni straordinari che in Italia vissero a lungo e al bilinguismo esercitato fin da piccolissima. La lacerazione che lei vive è quella che dilania tutti coloro che avvertono una spaccatura che separa da un lato ordo morale e pensiero speculativo ormai desueti e, dall’altra, l’attuale  razionalismo piegato alla tecnocrazia che, coperto da  immagini patinate e ammiccanti, dilaga nel vivere odierno.
La forza di una donna simile sta nel lottare tutti i giorni con intelligenza, tenacia e conoscenza per realizzare una continuità che traghetti tra sponde di mare - tra comunità umane -  ideali e principi di vita, di etica. Più che dalle acque, che separano, ma possono essere attraversate e quindi unire, ci troviamo oggi allontanati gli uni dagli altri dal solco largo e profondo scavato dalla pretesa di una differenza che giustifica lo svilimento dell’altro. Creare una continuità che realizzi quella bellezza del pieno compimento umano che unisce le patrie, tutte le patrie idealmente attraversate nel confronto quotidiano, è l’aspirazione che possiamo condividere con lei e con coloro che, come lei, tutti i giorni lottano per il riconoscimento dei diritti umani e civili di tutti.
 E se a tenerci con i piedi per terra ci pensano i vari risvolti della povertà, della precarietà, che molti sperimentano quotidianamente, la solidarietà, la condivisione, l’impegno per gli ideali comuni potranno darci la spinta che ci eleva dalle meschinità che  invischiano e avviluppano chi ha smesso di credere, o non ha mai creduto, che l’altro sono io.

Water, is taught by thirst.
Land – by the ocean passed.
Transport – by throe  -
Peace – by its battles told
Love, by Memorial Mold –
Birds, by the Snow.
 Emily Dickinson

                L’acqua è insegnata dalla sete.
                La terra -  dagli oceani attraversati.
                La gioia - dal dolore-
                La pace – da racconti di battaglie
                L’amore, da un’impronta di memoria –
                Gli uccelli, dalla neve.






Un'altra versione è stata pubblicata da Filosofi per caso   con il titolo "Tre ore da Cavour a Cecchignola" 





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