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martedì 22 marzo 2022

Vento

Il vento mi lascia come un albero spoglio

le parole strappate alle radici

al puro esistere

mi riconduce

davanti a questa scossa

vastità di mare

alla sabbia erede dei millenni

che intorno a me si sparge

e non si ferma

luogo  non-luogo

esausto di naufraghi

degli occhi di chi vide

di chi vede

dell’onda che sempre

stende a riva la memoria  

verità che ci filtra tra le dita

sale che ci nutre. 

 

Paul Klee, Polifonia - 1932
 

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sabato 3 settembre 2016

Atto di fede




Come atto di fede
Affido al verso
La verità che vedo
-Ché quella che non vedo
Appare chiara:
È la parola che nasconde
Veste e vela,
La parola appresa,
La regola del gioco,
È Adamo che nomina
Il potere sulle cose.
E Gea la Terra
Conobbe il Cielo Urano
: D’azzurro e bianca pietra
Le cose sono.



 Paul Klee - Dopo l'alluvione
 

martedì 30 dicembre 2014

Viatico


Ti ho affrancato
Con un bacio
Sulla fronte gelida
Viatico al tuo andare
Di  verità taciute
Non ho parole
Che  non siano
Amare
Non ho perdono
Solo
L’umana sorte
E la pace di chi prende
I fatti e le ragioni
A stargli accanto.


Caspar David Friedrich - Viandante sul mare di nebbia 










domenica 9 marzo 2014

Letteratura e conoscenza

Der bestirnte Himmel über mir und das moralische Gesetzt in mir.
Il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me.
Immanuel Kant 

Una delle funzioni della letteratura è quella di far conoscere realtà che altrimenti non verremmo a scoprire, o su cui non ci soffermeremmo, presi come siamo dal procedere incalzante del quotidiano.
Di queste osservazioni che legano letteratura e impegno civile sono debitrice a Ottavio Olita autore di “Codice libellula - La verità negata” incontrato oggi al Pentatonic.Villaggio Cultura - Pentatonic
Uno degli autori citati da Olita come esempi di questa funzione è stato Dickens senza il quale non avremmo avuto idea di cosa abbia significato per il proletariato inglese vivere ai tempi della Rivoluzione Industriale, né a quali cambiamenti sociali, culturali e psicologici essa abbia portato. Non sarà difficile per ognuno di noi richiamare alla mente gli autori del suo universo letterario che hanno avuto o hanno questa funzione.  
In questo romanzo, dedicato al cosiddetto caso dell’Ustica sarda, Ottavio Olita narra di un fatto vero trasportandolo in un mondo fittizio, ma che mi è parso tenesse a presentare come immediatamente riconducibile al mondo reale attraverso la riconoscibilità di eventi, luoghi e personaggi: un affascinante gioco di rimandi per chi conosce la realtà dei luoghi e degli eventi e può farsi una idea di chi siano i personaggi. Negli altri lettori dovrebbe creare desiderio di conoscenza dell’accaduto, ma anche seduzione verso una letteratura dell’impegno in cui far confluire la propria identità etica. Avere una identità etica è un segno di differenza, di quel quid che manca a chi ne è sprovvisto. L’identità etica emerge in varie occasioni di indignazione che non mancano di suscitare un reazione che va dal biasimo all’impegno, ma raramente ci appropriamo di essa e la viviamo con consapevolezza come parte costitutiva di una identità umana completa. Ritagliare degli spazi per poterci riappropriare della nostra identità etica diventa una operazione necessaria  e uno di questi spazi è la letteratura, uno dei luoghi della conoscenza umanistica del mondo.

La copertina del libro