lunedì 28 aprile 2014

Ho attinto barlumi di stelle


Ho attinto barlumi di stelle
In acqua di pozzo,
E misurato costrutti d’essere
Su spigoli di pietre angolari
Ora vedo
L’oltre dei miei gesti
E dei tuoi sguardi
Quel divenire presente all’essenza
Che apre l’attimo all eterno. 



Artemisia Gentileschi - Autoritratto come Allegoria della Pittura



mercoledì 23 aprile 2014

A un Amore

  
L’ora si svolge e spiega
Un filo da funambolo
Teso su un vuoto da vertigine
Fino a chiome d’alberi  piegate
Per approssimarsi d’inquietudine
Percorso di fremiti di un tacer
Sublime e incontri tra le dita
Equilibri sulla polvere d’oro
Offerta da riverberi divini. 
  

 
 Cristina Bove - Sul filo



martedì 8 aprile 2014

La trama del presente

"La speranza non è la convinzione che qualcosa possa riuscire bene
ma la certezza che qualcosa abbia senso, indipendentemente dalla sua riuscita"
Vaclav Havel

LA TELA

Lavoro il filo
per la necessità di abitare il mio corpo
in un punto interior
da cui tessere un ordine preciso:

espressione organica
poema camminabile
trappola per chi non sa leggere

l'origine e l'orizzonte del segno.

Anna Maria Farabbi, La tela di Penelope, LietoColle, 2003 

Stare nel presente come in un luogo privilegiato, scoprirne le possibilità e le variazioni insite nel suo tempo e nel suo luogo. Il presente è un incontro di ricordi e di speranze, in esso allacciamo i legami con la narrazione del nostro esistere e ci riconosciamo delle qualità come approdi a cui siamo giunti dopo una navigazione.

Siamo al tempo stesso attori e narratori. È nel presente che siamo e agiamo:  la nostra azione avrà compimento nel futuro, ma è nel presente che la svolgiamo.  Agiamo con la speranza che ciò che facciamo abbia un significato che porti linfa alla nostra dignità . Esprimerci come essere umani è la massima dignità della nostra narrazione.  

Nella scena del presente fluisce uno sguardo sacro, sacro perché vede le cose così come sono, nella loro realtà germinale, scevra dalle proiezioni della debolezza umana. Ogni cosa in sé, per quanto piccola, è grandiosa perché è un piccolo punto da cui si irradia lo sguardo sull’universo. È nel presente che vediamo contemporaneamente la possibilità e l’essenza. La metamorfosi delle nuvole, la linfa che scorre nelle nervature della foglia, la polvere della strada sulle impronte delle ruote, parlano di incontri tra la terra e il cielo: ogni cosa nel presente ha la sua luce e lascia i suoi riverberi nello sguardo.

Neanche l’assenza si allontana dal convegno: è nelle speranze che non abbiamo detto, nei ricordi su cui non ci soffermiamo, nelle parole nascoste al pensiero, negli sguardi che non abbiamo agito, nelle linee che non abbiamo seguito, nell’unione di ciò che siamo e che non siamo.

Nessuna figura mi sembra esprimere il presente in modo più emblematico di Penelope e nessun simbolo mi sembra più fecondo della sua tela.  Penelope vive i suoi giorni nell’assenza di Ulisse e nel desiderio di un compimento; ella ricorda e spera.  La sposa di Ulisse non resta inattiva, ma tesse possibilità: nella trama e nell’ordito della sua tela la regina di Itaca intreccia la sua dignità e narra la sua storia. Ella tesse intorno a sé il suo luogo privilegiato, il luogo della sua intangibilità, della realtà presente del suo amore. Lo sguardo che posa su ciò che la circonda inscrive in se stesso il ritorno di Ulisse.  

Cristina Polli



Ringrazio filosofipercaso per la scelta dell'immagine

venerdì 4 aprile 2014

Trascurabili apparenze


A uno sguardo d’insieme
Si confonde nel non detto
La linea della strada
La fila alla cassa
Pensieri sul nastro scorrevole.
Tornare con poco di sé
Da incontri sospesi
E attendere  che l’Altro
Entri nello spazio leggero
Del minimo che siamo  
E dilegui trascurabili apparenze.
Stornare fatiche d’ore
E quello che diciamo
È solo vero. 



Edward Hopper - Sun in a empty room







mercoledì 19 marzo 2014

Cose quotidiane

Traduciamo il giorno
Con dita e respiro
Ripieghiamo bucati
E rileggiamo testi
E quando ci posiamo
Sui nostri sguardi stanchi
Sovente mi richiedi
Qualche prova di immanenza
Quel tutto indiviso
Anelito di amanti
Ricerca di mutuo approdo
Delle nostre derive
E io vorrei che vedessi
La bellezza dell’ora
Che ci congeda dalle cure
E prova per sé
Quel che noi siamo.

Opera di Kawase Hasui



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giovedì 13 marzo 2014

Ci sono giorni senza poesia

Ci sono giorni senza poesia
Ore affannate che
Prendono alla gola
Quei giorni in cui
Invano pensi che voleresti
...on the viewless wings of Poesy...*
E la mancanza sta tutta dietro gli occhi
E nelle cose a parte
che restano vuote
Di un bianco inesorabile
E crudele
Dove gettiamo catrame per illuderci
Che il nostro procedere
Abbia un senso
Che con scoperto artificio
Inganni il cuore.


Edward Hopper - At the window

*John Keats, Ode to a Nightingale




domenica 9 marzo 2014

Letteratura e conoscenza

Der bestirnte Himmel über mir und das moralische Gesetzt in mir.
Il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me.
Immanuel Kant 

Una delle funzioni della letteratura è quella di far conoscere realtà che altrimenti non verremmo a scoprire, o su cui non ci soffermeremmo, presi come siamo dal procedere incalzante del quotidiano.
Di queste osservazioni che legano letteratura e impegno civile sono debitrice a Ottavio Olita autore di “Codice libellula - La verità negata” incontrato oggi al Pentatonic.Villaggio Cultura - Pentatonic
Uno degli autori citati da Olita come esempi di questa funzione è stato Dickens senza il quale non avremmo avuto idea di cosa abbia significato per il proletariato inglese vivere ai tempi della Rivoluzione Industriale, né a quali cambiamenti sociali, culturali e psicologici essa abbia portato. Non sarà difficile per ognuno di noi richiamare alla mente gli autori del suo universo letterario che hanno avuto o hanno questa funzione.  
In questo romanzo, dedicato al cosiddetto caso dell’Ustica sarda, Ottavio Olita narra di un fatto vero trasportandolo in un mondo fittizio, ma che mi è parso tenesse a presentare come immediatamente riconducibile al mondo reale attraverso la riconoscibilità di eventi, luoghi e personaggi: un affascinante gioco di rimandi per chi conosce la realtà dei luoghi e degli eventi e può farsi una idea di chi siano i personaggi. Negli altri lettori dovrebbe creare desiderio di conoscenza dell’accaduto, ma anche seduzione verso una letteratura dell’impegno in cui far confluire la propria identità etica. Avere una identità etica è un segno di differenza, di quel quid che manca a chi ne è sprovvisto. L’identità etica emerge in varie occasioni di indignazione che non mancano di suscitare un reazione che va dal biasimo all’impegno, ma raramente ci appropriamo di essa e la viviamo con consapevolezza come parte costitutiva di una identità umana completa. Ritagliare degli spazi per poterci riappropriare della nostra identità etica diventa una operazione necessaria  e uno di questi spazi è la letteratura, uno dei luoghi della conoscenza umanistica del mondo.

La copertina del libro